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Bitte beziehen Sie sich beim Zitieren dieses Dokumentes immer auf folgende
URN: urn:nbn:de:bsz:25-opus-78436
URL: http://www.freidok.uni-freiburg.de/volltexte/7843/


Bonvicini, Laura

Compimento e rischio nell'accadimento della fede : il contributo critico di Bernhard Welte all'approfondimento della comprensione della fede a partire da Karl Jaspers e alla luce dell'ermeneutica della fatticità di Martin Heidegger, in riferimento soprattutto al ciclo di lezioni su "cattolicità e ragione" tenute presso l'Università di Freiburg.

Completion and risk in the happening of faith : Bernhard Welte’s critical contribution to the in-depth examination of faith, starting from Karl Jaspers and through Martin Heidegger’s hermeneutics of facticity, mainly referring to the cycle of lectures on “Catholicism and Reason” that were held at the University of Freiburg

Vollzug und Gefährdung des Geschehens des Glaubens : der kritische Beitrag Bernhard Weltes zu einer Vertiefung des Verständnisses von Glauben im Ausgang von Karl Jaspers und im Lichte der Hermeneutik der Faktizität Martin Heideggers, mit besonderer Berücksichtigung der Vorlesung Weltes "Katholizität und Vernunft"

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Kurzfassung in Sonst.

Come si può conciliare la fede rivelata con la libertà di coscienza? Per tentare di individuare delle possibili risposte a questo interrogativo, nel presente lavoro si è fatto riferimento al contributo fornito da Bernhard Welte, filosofo attivo presso l’Università di Freiburg i. Br. (Germania) fino all’inizio degli anni Ottanta del XX secolo. Ci si confronta in particolare con un ciclo di lezioni da lui tenuto nel 1949 e oggi conservato presso l’Archivio della stessa università, dal titolo Cattolicità e ragione (B. WELTE, Nachlass, Bestand E 8, Nr. 15: Katholizität und Vernunft, Einstündige publice Vorlesung Sommersemester 1949).
Il tema del presente lavoro è rappresentato dalla fede religiosa. Il ruolo della filosofia è stato individuato nel giungere alla definizione della dimensione originaria dell’essere-uomo, in modo da valutare in che misura il fondamento raggiunto può ragionevolmente accordarsi con una decisione di fede. Il ragionamento filosofico si è rivelato in grado, riflettendo sui suoi limiti, di fare luce sulla ragionevolezza di una scelta, quella di fede appunto, che va oltre l’ambito del puro intelletto.
In questo lavoro i termini della questione sono stati considerati da un punto di vista fenomenologico. E’ infatti a partire dalla domanda intorno all’essenza dell’uomo (chi è l’uomo?) e intorno al significato della realtà (perché, in generale, esiste qualcosa e non nulla?) che, nel tentativo di liberarsi di tutte le anticipazioni ingiustificate, si è provato ad osservare le cose stesse ed a mettere in luce la natura intenzionale e relazionale dell’uomo e la sua struttura storica, che determina il modo di essere nel mondo, inteso come luogo in cui l’essere si apre.
Se a monte di questa sensibilità descrittiva e alle spalle del ritorno alle cose c’è il contributo di Husserl, l’analisi di Welte è però in grado di ampliarsi e comprendere l’ottica heideggeriana, grazie alla quale la relazione dell’uomo con il mondo è fortemente caratterizzata in senso storico. Il tempo ridimensiona pertanto i suoi caratteri di misurabilità e regolarità, per riacquistare la sua valenza esistenziale e rivelarsi come evento in grado di provocare la domanda di senso riguardo all’essere in generale, e in particolare riguardo all’essere dell’uomo.
Un confronto più approfondito e dettagliato è quello istituito con il pensiero di Jaspers. Nel ciclo di lezioni preso in esame Welte si è infatti impegnato in un “dialogo” con talune provocazioni messe in campo dal collega nell’opera Von der Whrheit (Piper, München 19833), dove un paragrafo è dedicato al rapporto tra cattolicità e ragione. Alla luce del tema della fede filosofica proposto da Jaspers, Welte ricerca il modo in cui la fede rivelata può garantire all’uomo la libertà che gli è necessaria per potersi definire tale. Il fatto di non decidersi per una fede determinata anche in senso storico, ma di rimanere su un piano più ampio e indistinto quale quello della fede filosofica, non consente, secondo Welte, di fare esperienza dell’Assoluto proprio in virtù della realtà concreta e limitata che caratterizza l’uomo in quanto tale. La fede filosofica di Jaspers mantiene infatti l’uomo in uno stato di sospensione che non può costituire una forma di decisione, e piuttosto sancisce l’impossibilità di compiere una scelta precisa, se non quella di non scegliere.
Alla base della riflessione di Welte intorno alla fede filosofica di Jaspers è possibile riconoscere lo stesso genere di obiezioni di Heidegger nei confronti della concezione jaspersiana di realtà: si tratterebbe di una visione statica e distaccata, quella tipica del pensiero scientifico di stampo cartesiano, in linea con la metafisica tradizionale. Jaspers tenta infatti di comprendere la realtà a partire dall’uomo inteso come entità auto-referenziale distinta rispetto al suo contesto storico, che a sua volta va superato nell’atto del trascendere. L’uomo non è pertanto pensato come realtà che trascende proprio grazie al suo essere storicamente determinato e l’esistenza concreta non consiste in una risorsa primaria nel cammino di comprensione della realtà. La fede filosofica jaspersiana non rende conto, secondo Welte, del carattere limitato e temporale delle scelte dell’uomo. E’ solo la decisione per una fede storicamente determinata che consente invece di non doversi creare un’immagine astratta e atemporale di uomo.
Si è ritenuto infine utile mettere in luce la natura relazionale, in quanto per essenza intenzionale, dei termini implicati nell’esperienza religiosa, cioè l’uomo nella sua realtà concreta da un lato, e l’Assoluto dall’altro. In questo modo si è inteso mostrare come la fede possa essere una scelta non solo coerente con le altre componenti della persona, ma anche la risposta a un’esigenza strutturale dell’uomo in quanto tale.


Kurzfassung in Englisch

What kind of relationship could there be between revealed faith and the man's thought today? Is it possible to believe, remaining free to think? In order to try to find possible answers to these questions, I referred to the contributions of Bernhard Welte, who has worked and taught in Freiburg (Germany) since the 80s of the 20th century. I especially referred to a cycle of lessons he held in 1949, Catholicism and Reason, (B. WELTE, Nachlass, Bestand E 8, Nr. 15: Katholizität und Vernunft, Einstündige publice Vorlesung Sommersemester 1949). Today, these lessons are kept at the archive of the University of Freiburg.
The topic of this work is represented by religious faith. This is the starting point for a reflection that could justify its rational validity and its coherence with the idea of a spiritually free human being. In such a context, philosophy is called to reach the conceptual definition of the original dimension of being a man, in order to evaluate why, how and how much the result could reasonably match a religious decision. Maintaining themselves mutually independent, faith and philosophy could reach extremely important meeting points. This can especially happen when rigorous reasoning becomes self-critical and, while considering its limits, contributes to the understanding of a choice -faith- that goes beyond the sphere of sole rationality.
In this work, the matter is considered from a phenomenologic point of view. The starting points are the question about the essence of the man (who is “the man”?) and the question about the meaning of reality (why do things exist?). His historical structure determines the way the world (intended as the place where the being opens) is. This is intended to show that faith can become either a coherent answer to the state of things, or an attitude that aims to answer the needs of the spirit of the man, without contrasting them.
Husserl's thought contributed to this descriptive sensitivity (about the elements that build up the essential structure of faith, intended as a phenomenon) and to a return to the original meaning of things. Anyway, Welte's analysis is wider and it includes Heidegger's perspective. Heidegger defines the relationship between the man and the world with historical poignancy.
Welte made a deeper and more detailed comparison with Jaspers. In his cycle of lessons, he committed himself to an -at times strict- “dialogue” with some provocations made by his colleague, who lived in Basil, in particular in his work Von der Whrheit (Piper, München 19833), where a paragraph deals with the relationship between catholicism and reason. Jasper's theme of philosophical faith and his critical attitude towards historical religions, Catholicism in particular, made Welte doubt his personal beliefs and made him research how revealed faith can guarantee the man the freedom he needs to define himself such. According to Welte, not choosing a determined faith in order to stick to philosophical faith doesn't give the possibility to unconditionally question oneself. It prevents form experiencing the Absolute, because of the concrete and limited reality that typifies the man. Jasper's philosophical faith holds the man down to a state of suspension that cannot constitute any kind of decision. It determines the impossibility to make a precise choice; the only possible choice would be not choosing.
According to Welte, what Jaspers thought about philosophical faith is an unavoidable result, even if the declarations of his purposes are very different; he can't get rid of a conception of reality that is similar to traditional metaphysics, even if he had accused traditional metaphysics not to be able to authentically understand the world, only giving an explanation. Jaspers tries to understand the reality starting from the concept of man as an self-referential entity that is independent from his historical context. The historical context has to be outpaced while trascending; because the man is historically determined, it cannot be seen as a trascending entity. Concrete existence is not a primary resource of the process where we try to understand reality. In such a way and from Welte's heideggerian point of view, Jaspers considers the elements that characterize the choice for philosophical faith, man and reality. Once we surrender and stop trying to recognize the historical aspect of the man and the world, Jaspers' philosophical faith appears to be a vague answer that, according to Welte, cannot explain the limited and temporal choices of the man. In such a context, it is important to highlight two main aspects: the first is that faith has to be intended as an historically determined choice; the second is the relational nature of the two entities involved in the religious experience: the man in his concrete reality and the Absolute. Faith can be a choice that is coherent with all the other aspects of a person and it can be the answer to a structural need of the man.


SWD-Schlagwörter: Vernunft , Philosophischer Glaube , Kant, Immanuel / Die Religion innerhalb der Grenzen der bloßen Vernunft , Katholizität , Johannes Paul <Papst, II.
Freie Schlagwörter (deutsch): Transzendieren , unendliche Konkretion , Geschichtlichkeit
Freie Schlagwörter (englisch): faith , catholicism , reason , hermeneutics of facticity , historicity
Institut: Philosophisches Seminar
Fakultät: Philosophische Fakultät
DDC-Sachgruppe: Philosophie
Dokumentart: Dissertation
Erstgutachter: Herrmann, Friedrich-Wilhelm von (Prof. Dr.)
Sprache: Sonst.
Tag der mündlichen Prüfung: 29.04.2010
Erstellungsjahr: 2010
Publikationsdatum: 15.12.2010
Bemerkung: Die Arbeit enthält die Vorlesung Weltes für Hörer aller Fakultäten 'Katholizität und Vernunft' (1949) und die italienische Übersetzung davon. Der Freiburger Religionsphilosoph und Theologe Bernhard Welte erklärt hier ganz grundsätzlich , was Vernunft, Glauben und Freiheit heißen können.
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